09
novembre


Italia – Non sparate sul pianista. By Giorgio Sbrocco

Non sparate (non spariamo) sul pianista! E non disperiamoci. Lasciamo perdere le sconfitte onorevoli che sono la foglia di fico dietro cui molti hanno tentato per decenni di nascondere il nulla, il vuoto assoluto e consegniamoci mai e piedi alla cruda ma onesta realtà dei fatti. Che non umilia e non offende. Anche se qualche dispiacere lo dà. Il rugby non è il calcio.  Nel rugby il più forte vince. Sempre. La quarta al mondo contro la n. 12 è partita segnata. Dieci volte su dieci vince la quarta! Quanti alla viglia del Test match di Torino hanno alimentato le speranze di un successo azzurro sostenendo che il XV di Brunel possedesse le risorse tecniche per superare i Wallabies in serie negativa nel 2013 come raramente nella loro storia recente (8 sconfitte, 3 vittorie), appartengono a due distinte categorie di persone: quella degli innamorati accecati dal sacro fuoco della passione e quella dei mentitori. Qualcuno, ma non volgiamo alimentare inutili polemiche: anche a quella dei pataccari un tanto al chilo. Noi che amiamo il rugby e siamo tifosi dichiarati dell’Italia di Jaques Brunel (innamorati, ma con qualche diottria ancora a disposizione), avevamo notato in settimana come la linea arretrata schierata dal ct McKenzie fosse di un tasso tecnico estremamente elevato. Sideralmente distante da quella azzurra. Dopo gli 80’ di Torino e i 50 punti subiti restiamo della nostra idea di partenza: gente come Folau, Kuridrani, Toomua, Ashley Cooper e Cummins (il meno stellare della compagnia, oggi tre volte in meta e Man of the match), per tacere di Lealifano che è partito dalla panchina e di Quade Cooper che, camminando, ha costruito un assit per la sua ala che meriterebbe, da solo, una sala riservata alla Hall of fame del rugby mondiale, semplicemente: noi non ce li abbiamo. E se per caso ci sono, nel senso che esistono da qualche parte del nostro territorio nazionale elementi di tale talento e di così smisurata eccellenza atletica prima ancora che tecnica,  semplicemente: non giocano a rugby. Facciamocene una ragione. E per quel poco che può servire, godiamoci la fantastica meta di McLean, quella tutta sudore, fatica e bestemmie di Cittadini e l’ultima, davvero splendida per naturalezza e nitore esecutivo, di Tommaso Allan. Non sarà come festeggiare una vittoria storica. Ma non è poco.
Giorgio Sbrocco

Facci sapere la tua opinione!
commenta

Aggiungi Commento

  Country flag

biuquote
  • Commento
  • Anteprima
Loading

Rugby Ball