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luglio


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Italia – Serie A2: quanto mi costi? By Giorgio Sbrocco

È vero che la formula perfetta non esiste, o non è stata ancora trovata. Ma leggendo con un minimo di attenzione le composizioni dei due gironi della prossima serie A, si capisce perché ci siano società che, davanti alla prospettiva di andare in rosso con i conti per pagare le spese di trasferta, preferiscono rinunciare al titolo sportivo. E bene ha fatto la Fir a riconoscere una tale evenienza come legittimo e inalienabile diritto. Il paradosso è che, per una società media del Nord (ma anche del Sud e del Centro), costa (molto) di più competere in  A2 (di fatto una terza serie) che in A1 (la seconda divisione nazionale). Esempi? Prediamo Valpolicella (A1), a nord di Verona: le uniche trasferte che prevedano il pernottamento in albergo e il relativo impegno dei giocatori anche nella giornata di sabato sono (a voler largheggiare) tre. L’Aquila, Livorno, Recco. Per una veneta di A2, il neopromosso Valsugana, le trasferte a lungo raggio sono: L’Aquila, Benevento, Genova, Torino, Perugia. A queste vanno aggiunte quelle con destinazione: Capoterra, Alghero e Catania, per le quali è necessario ricorrere all’aereo. Il tutto con costi che, nella migliore delle ipotesi, prosciugano fino all’ultimo centesimo il budget disponibile. E che nella peggiore rischiano di affossare il conto economico del club. È vero che l’Italia è…lunga Ma  una diversa organizzazione del rugby seniores dilettantistico non guasterebbe.
Giorgio Sbrocco

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