17
giugno


Nuova Zelanda – Là dove insegnano a placcare. Ma sarà vero? By Giorgio Sbrocco

Ci risiamo! Il collega Duccio Fumero generalizza. Lo fa in assoluta buona fede. Ma nel farlo ingenera un equivoco non di poco conto. Sul suo Rugby 1823 mette a disposizione le immagini di un match del campionato scolastico neozelandese (Wanganui Collegiate - St. Pauls Collegiate) che, a leggere titolo e testo, dovrebbero dimostrare come in Nuova Zelanda si “insegni a placcare fin da piccoli”. Con ciò stabilendo il principio per cui la competenza del placcaggio è abilità che si acquisisce attraverso adeguate esercitazioni. “Buoni insegnanti, buoni insegnamenti, buoni placcatori”. Non è così: chiunque abbia avuto esperienze con giovani rugbisti in formazione sa quanto, nelle dinamiche di acquisizione di procedure complesse come il placcaggio, contino gli aspetti affettivi. Poco o punto allenabili, difficili da controllare e davanti ai quali qualsiasi buon allenatore sa di doversi fermare, nel rispetto dei ritmi di crescita e di definizione dell’immagine corporea che sono (purtroppo) difficili da ricondurre entro schemi prestabiliti. Quasi mai un giovane che “non placca” lo fa perché il suo allenatore non glielo ha insegnato bene. Ma tornando alle belle immagini di Rugby 1823: l’azione è un lanci odi gioco da mischia ordinata a destra del fronte di attacco della squadra in maglia scura poco fuori i 22. Ricevuta palla dal mediano di mischia l’apertura in maglia verde  prende un angolo esterno di corsa, si avvede che la difesa dei bianchi sul secondo canale è un po’…carente e raddrizza superando la linea del vantaggio. Mentre si sta avviando verso la linea di meta, con a fianco il sostegno di un compagno di linea, si avvede che dall’interno sta arrivando (come un treno!) l’ala bianca dal lato chiuso (rosso di capelli). Lo fissa e passa la palla a sinistra. Dopo che ha passato, il…treno arriva e lo travolge (gran bel placcaggio! Vagamente illegale e del tutto ininfluente sull’esito dell’azione), il compagno in sostegno riceve la palla e segna. Lo fa senza grandi problemi perché il 15 bianco, nel corso dell’intera azione, non si è spostato di un millimetro dalla linea di meta, consentendo all’attaccante di avanzare indisturbato e di segnare. Al momento dell’impatto (?) il 15 bianco non accenna a nulla che assomigli anche solo lontanamente a un placcaggio. Come mai? Eppure frequenta la stessa scuola del Rosso Malpelo, avrà eseguito gli stessi esercizi del compagno proposti dallo stesso allenatore/insegnante. Veste la stessa maglia del “Treno della parte chiusa”. Ma non placca! Sarà che in Nuova Zelanda “non insegnano a placcare?”. No, evidentemente. Sostenerlo sarebbe una colpevole generalizzazione. Appunto. E complimento a Duccio Fumero per le immagini.
Giorgio Sbrocco

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