16
marzo


Six Nations – Le pagelle di Italia-Irlanda. E che la festa cominci. O continui! By Giorgio Sbrocco

I bilanci di questo Sei Nazioni che l’Italia ha chiuso al quarto posto (come nel 2007) si faranno a cominciare da domani. Adesso è il momento di fare festa. Uniamoci agli Azzurri. Tutti promossi, ovviamente. Alcuni con voti molto alti
Sergio Parisse: il giallo gli nega la lode. Che avrebbe ampiamente meritato per quanto ha fatto in campo e (c’è da girarci) fuori. Dentro lo spogliatoio e nelle lunghe ore di viaggio alla guida di una truppa poco abituata a vincere e che un po’alla volta si è scoperta complesso di qualità. Sempre bel allineata dietro al proprio capitano. Oggi, fra le altre cose (nella stessa azione) ha patto il primo attaccante in piedi (in pratica: l’apertura) e ha esibito un passaggio da sinistra a destra che solo uno specialista sa eseguire con la stessa pulizia, dopo di che è andato alla base di una ruck e ha aperto da destra a sinistra come un perfetto numero 9. Basta per il massimo dei voti che gli va persino un poco stretto? Sì, senza dubbio. Voto: 10
Alessandro Zanni: Uomo del match e uomo ovunque di una squadra che da lui si aspetta (sempre) tanto e che lui raramente (mai, in effetti) raramente delude. La perla di oggi è l’incursione lungo l’out destro che ha confezionato l’assist per la fuga lungo linea di Parisse nel primo tempo. In rimessa laterale è perfetto. I numeri di Accenture diranno domani quanta “roba” ha fatto con la palla in mano e senza. Voto: 10 e lode
Lorenzo Cittadini: fare il pilone destro non è da tutti. Quelli normali (sia detto senza offesa) giocano a sinistra. Il bresciano prende il posto di un mostro Sacro come Castrogiovanni e ripete l’ottima prestazione di Londra. Sbaglia un paio di tempi dell’ingaggio, ma le cose davvero importanti le esegue alla perfezione. A trent’anni è nel pieno della maturità fisica e quanto ad attitudine al combattimento non ha mai avuto nulla da imparare da nessuno. Provare per credere. L’Italia ringrazia e del gnaro trapiantato a Treviso sa che sentirà ancora parlare. Tanto. Voto: 9
Josh Furno: il tremendo (da un punto di vista dell’usura fisica) campionato francese di seconda divisione è come certe medicine medievali: se non uccide guarisce. Il giovane Furno, a Narbonne, è migliorato sensibilmente. E si vede! Fra le facce nuove di questa Italia che mantiene le promesse la sua è una delle più significative. In campo sa fare un mucchio di cose. Ha i mezzi per diventare uno forte davvero! Se ne avrà anche la voglia ne vedremo delle belle. Voto: 8
Giambattista Venditti: da paracarro buono solo per gli ultimi cinque decisivi metri a giocatore che comincia a dare segnali importanti sul piano delle scelte di gioco e delle abilità elusive negli uno conto uno. Giocare nel campionato celtico gli è servito eccome! Suo il nome in calce alla storica meta all’Irlanda dell’odierno trionfo romano. Ma c’è stato dell’altro. Voto: 8
Luke McLean: avesse un pizzico in più di velocità…indosserebbe la maglia Wallabies. Certo che di rugby ne capisce e le cose (giuste) sa farle e farle bene. Si fa beccare un paio di volte fuori equilibrio su ricezioni dal cielo ma per il resto del pomeriggio è in sintonia con i bisogni della squadra e opera scelte tattiche perfette. Possiede competenze esecutive di primordine e all’occorrenza ricopre tutti i ruoli della linea arretrata. Voto: 9
Andrea Masi: il miglior Sei Nazioni della sua (splendida) carriera. Sarà l’effetto Wasps, sarà la consapevolezza di avere mezzi atletici e attitudine al combattimento che pochi in giro per il mondo possiedono, è un fatto che l’abruzzese mette paura agli avversari e infonde sicurezza nei compagni di reparto. Brunel lo vuole apertura per preservare Orquera e lui ci prende gusto e qualche volta “si dimentica” di scalare dietro. Resta sulla linea del fuoco e fa un figurone. Mica pizza e fichi!  Voto: 10
Andrea Lo Cicero: 103 volte azzurro. Grazie Barone!
Jaques Brunel: per il ct (come da consolidato costume italico) sempre e costantemente sotto esame questo Sei Nazioni non deve essere stato una passeggiata. Dopo la figuraccia di Edinburgo e lo sprofondo in casa con il Galles qualche anima bella ne ha messo in dubbio competenze e operatività. La mamma degli stolti, si sa, è sempre in cinta. La sua parola d’ordine è equilibrio. Questa Italia ne ha esibito parecchio e nella difficile arte della distribuzione dei giocatori sul terreno di gioco, oggi, è in grado di impartire lezioni a molti. Per merito del tecnico venuto da Perpignano. Voto: 10
Sean O’Brien: disputa una partita di sostanza e di continua produttività sia in attacco sia in fase di interdizione. È il cuore pulsante di una mischia alle prese con un sacco di problemi (inguardabile la rimessa laterale) ma che sa di essere l’ago della bilancia di una prestazione che non finirà sui libri di storia ma che ha testimoniato ancora una volta di quale tempra siano fatti questi Irish. Truppa di guerrieri poco propensi a fare regali e mai disposti alla resa. Il migliore dei suoi. Voto: 8
Giorgio Sbrocco

 

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