05
marzo


Italian league Eccellenza – Il pilone di Rovigo che soccorre “il nemico” del Petrarca. Anche questo è derby. By Giorgio Sbrocco

Rugbisti brava gente. Anche nella partita che due volte l'anno (di più se poi c'è di mezzo una finale) oppone le due rive opposte dell'Adige e mette in campo la voglia di vincere di Petrarca e Rovigo (una stella a testa nel firmamento degli scudetti ovali dell'Italia del rugby). Anche se il Rovigo-Petrarca di questo 2013 è il numero 150 di una storia antica e al tempo stesso infinita. Anche se la partita è stata di quelle ruvide e tutta spigoli come da tempo non accadeva. Senza prigionieri, come dicono gli anglosassoni che di rugby e di battaglie vinte se ne intendono. Ebbene, in uno scenario che ha riproposto ed esaltato l'immagine di uno sport e nobilitato la composita umanità che in esso si riconosce , Alice Sponton (Il Gazzettino, redazione di Rovigo) trova le parole giuste per raccontare di un giocatore del Petrarca (Lorenzo Innocenti, l'autore della meta del vantaggio dei padovani) e di uno del Rovigo (Otis Lombardi, pilone) che si incrociano sul terreno di gioco quando mancano poco meno di 10' al fischio finale e le squadre sono in perfetta parità. Lombardi corre (quanto può correre un pilone, ma corre) verso il cuore dell'azione. Il petrarchino no. È a terra svenuto dopo che un placcaggio portato all'altezza del bacino di un avversari in divisa rossoblu lo ha mandato ko. Il gioco continua e l'attenzione di tutti gli attori, i 33 in campo, le panchine e i 4500 sulle gradinate, inesorabilmente si allontana. Non quella del pilone di Rovigo che passando vicino all'avversario a terra capisce immediatamente cosa è accaduto e cosa potrebbe accadere. Non ci pensa due volte. Non si sbraccia, non chiama e non cerca soccorsi. Si disinteressa dell'azione e della partita. Si ferma e si china su quella maglia nera stesa al suolo. “Gli ho aperto la bocca perché la lingua non gli bloccasse il respiro” racconterà nel dopo gara alla giornalista. Arrivano i medici. Il padre di Lorenzo, Marzio, capitano della Nazionale italiana alla WC del 1987, stimato otorino, freme dagli spalti. Lui di derby al Battaglini ne ha giocati tanti. Sempre con la maglia nera dei nemici padovani. “A sostenerlo e a fargli coraggio mentre con la testa fra le mani passeggia avanti e indietro in cima alla tribuna sono i tifosi del Rovigo” racconta Alice Sponton. Che splendidamente chiosa: “Perché il rispetto e l'umanità, anche fra rivali, è una questione di dna”. Tutto questo è derby, conclude il pezzo della collega. Lorenzo Innocenti sta bene.
Giorgio Sbrocco

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Commenti (1) -

Italy Mauro Bosis:

rispetto

05/03/2013 20:28:35 #

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