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gennaio


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Fir – Da Viadana un atto d’accusa e uno sguardo sul futuro. Riccardo Melegari: “Occorre fare chiarezza”. By Giorgio Sbrocco

 Un comunicato stampa che parte dalla presentazione della sfida Viadana – Petrarca che sabato allo Zaffanella metterà in palio un posto in finale del Trofeo Eccellenza 2013 e poi entra nella sostanza di molti dei problemi che attualmente pesano sulla gestione del rugby italiano di alto livello. E sullo sfondo la vicenda che in questi giorni oppone il Rugby Viadana alla Fir davanti all’Alta corte del Coni. Materia del contendere: perché a Viadana è stata negata la possibilità di costituire una franchigia di Pro12 succedendo ai disciolti Aironi? E ancora: cosa ne sarà del rugby italiano di club? Lo stile non è esattamente discorsivo. Il tono dice di quanto certi temi siano considerati importanti. Parole e riflessioni di Riccardo Melegari:

“La ripartenza del Rugby Viadana, dopo i disastri post Celtic League imposti dalle scelte Federali, si è basata su tre certezze fondamentali che, come più volte detto, rappresentavano e rappresentano tutt’ora un patrimonio che sarebbe un delitto disperdere. Probabilmente queste tre voci, che possiamo tranquillamente individuare nelle strutture, nei tecnici e nel settore giovanile, sarebbero state molto utili alla Federazione per dare spessore alla seconda franchigia celtica, ma si è deciso deliberatamente che queste tre “ricchezze” potessero essere superate e sostituite dal potere politico. Siamo molto perplessi e, in tal senso, attendiamo sviluppi su due fronti differenti. Intanto c’è da capire come evolverà la parentesi aperta con il ricorso all’Alta Corte del Coni in secondo luogo va valutato il futuro più prossimo del rugby italiano. Celtic League oppure un campionato d’Eccellenza (a 8 o 10 squadre) che non sia a due velocità e che possa avere un appeal maggiore su appassionati, pubblico ed investitori, insomma una vera e propria rivoluzione rispetto a quello attuale. Purtroppo per poter tracciare oggi quello che sarà il domani c’è l’assoluta necessità di fare chiarezza su questi punti. D’altro canto non intendiamo essere colti di sorpresa e dunque abbiamo strutturato il club consolidando la vision viadanese che si propone di limare sempre di più i limiti per cercare di ampliare gli obiettivi. Abbiamo programmato un triennio focalizzato sulla valorizzazione di quei giovani che mostrano potenzialità importanti, solo così il ragazzo inizia ad assumere interesse finalizzato alla costruzione dell’atleta. Non vorrei creare dei falsi miti con queste parole. Intendo dire che a Viadana il posto per giocare a rugby c'è e ci sarà sempre per tutti, ma solo laddove le qualità sono ritenute importanti e migliorabili attraverso il lavoro di tecnici preparati, allora si interverrà anche con investimenti importanti. Buttare alla ribalta dei giovani tanto per fare e senza programmazione è un’ipocrisia deleteria per tutti. Tecnici preparati, anche stranieri - ci tengo a ribadirlo - sono un punto fondamentale per poter crescere i nostri ragazzi e perché no i tecnici italiani del futuro. La stagione sportiva? Per quel che riguarda la prima parte è ovvio che siamo soddisfatti perché il roster è stato assemblato in poco tempo e con un club che nasceva dalle ceneri di una “disgrazia” sportiva, quindi non con premesse ideali. Abbiamo stretto il cerchio delle persone che potevano essere funzionali al progetto e che avessero degli stimoli particolari per farne parte. Probabilmente stiamo viaggiando su livelli che non pensavamo di raggiungere ad inizio stagione, ma questo non deve illuderci perché “raggiungere” è difficile, ma “mantenere” è ancora più complesso. Inizialmente il nostro obiettivo era una salvezza anticipata, oggi non possiamo più nasconderci, vogliamo riconquistare l’Europa, vogliamo tornare a respirare quelle atmosfere da cui è tanto difficile allontanarsi. Concludo però dicendo che se alla base non c’è solidità e dunque un settore giovanile in cui gli investimenti vadano, oltre che nella direzione degli atleti, anche e soprattutto in quella dei tecnici, allora sarà difficile creare qualcosa di duraturo”.
Giorgio Sbrocco

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