La botta, in punto di diritto, è di quelle che promettono/minacciano di lasciare il segno. In due parole: lo scorso 17 dicembre il candidato alla presidenza della Fir Gianni Amore, ha inviato alla Giunta del Coni un documentato esposto/denuncia circa irregolarità formali (di fatto: sostanziali) commesse nel corso dell’assemblea elettiva che ha portato il bresciano Alfredo Gavazzi a succedere a Giancarlo Dondi alla guida delle Fir. Due gli articoli statuto Fir che secondo Amore risultano violati (il 18 e il 50): entrambi riconducibili ai bilanci programmatici che né Gavazzi né Zatta (l’altro candidato sconfitto) hanno inserito nella documentazione a sostegno delle rispettive candidature. Candidature che, sostiene Amore, sono state ritenute regolari e complete dal segretario generale Signorini in spregio delle norme vigenti. La faccenda, tecnicismi a parte, pare seria. Mercoledì è prevista la riunione delle giunta del Coni. Se l’esposto venisse ammesso alla discussione, e perciò non considerato formalmente infondato e irricevibile, per il futuro della gestione federale (38 milioni il bilancio!) si annuncerebbe davvero pieno di problemi. A cominciare dalla nullità del bilancio prevenivo che il consiglio Fir ha recentemente approvato, con tanto di capitoli di spesa e di piano particolareggiato delle destinazioni delle risorse. Per la serenità (presente e futura) dell’ambiente e per carità di patria è giusto sperare che la cosa non abbia seguito. Che Gavazzi e il suo consiglio vengano “lasciati lavorare” e che chi di dovere trovi qualche (fondato) motivo di irricevibilità nell’esporto del candidato siciliano. Di tutto può avere bisogno il rugby italiano oggi, tranne che di un commissario ad acta alla guida della Fir e di una nuova campagna elettorale.
Giorgio Sbrocco