22
novembre


Tags

Italia - Dalle due sconfitte di Padova e Firenze qualche utile indicazione. By Giorgio Sbrocco

Poche parole ma chiare quelle che Jaques Brunel ha concesso a commento delle scelte operate per il Test match di sabato a Firenze con l’Australia. L’impiego di Barbieri e di Geldenhuys nel XV di partenza è dettato, secondo il tecnico francese: “ dalla volontà di mettere più potenza in campo dall’inizio”. Senza stravolgere gli equilibri del gruppo che tanto bene si è comportato contro la Nuova Zelanda, ha poi fatto intendere. Niente sui tagli di Mauro Bergamasco e di Burton. Anche se risulta evidente l’intenzione di potenziare il pacchetto portando in panchina 6 avanti. “Fra i quali Vosawai e Rizzo che finora non hanno giocato”. Altro non ha detto l’ermetico ( e saggio) Brunel. Ma c’è da giurare che, nel preparare la sfida dell’Artemio Franchi, abbia approfondito l’analisi dei precedenti fra Azzurri e Wallabies, che dal 2008 a oggi si sono
incontrati due volte sul suolo italiano, con un bilancio che dice di un secco 2-0 a favore dei Wallabies. Furono due sconfitte, è vero, ma con due storie assai diverse.  A Padova (8 novembre 2008, 30mila sugli spalti e qualche problema di parcheggio intorno allo stadio Euganeo, considerato il meno sexy d’Italia essendo sprovvisto di curve) perdemmo 30-20 perché l’arbitro (il neozelandese Bryce Lawrence) decise di non vedere una monumentale ostruzione dello scaltro Mortlock su Parisse che stava salendo a difesa del primo canale. Grazie alla “pulizia” del suo esperto compagno di squadra Cooper filò, praticamente indisturbato, fin sotto i pali per la meta che (era il 73’ e il punteggio era 20-20) di fatto chiuse la partita. A Firenze, due anni dopo (20 novembre 2010, al Franchi 30 mila paganti una settimana dopo la pessima esibizione di Verona contro i Pumas) l’Italia di Nick Mallett resse per un tempo (chiuso sul 13-9), per poi spegnersi nella ripresa davanti alla (a tratti disarmante) superiorità
degli australiani nel gioco negli spazi allargati. Finì 32-14 (meta di Barbieri) per loro. Assenti O’Connor e Giteau Barnes mise fra i pali 8 dei 9 piazzati tentati. La mediana di quella partita era Gori-Orquera. La stessa che sabato Brunel manderà in campo per il match numero 3 della recente storia degli scontri fra Azzurri e Down Under. Se ha un senso recuperare gli accadimenti del passato, esso risiede nella possibilità di “apprender qualcosa” da atti già compiuti e da eventuali errori commessi. Nel nostro caso: non possiamo onestamente ritenere che dal 2008 in poi la Nostra Nazionale abbia acquisito un rango e una rispettabilità tali sul piano internazionale da scongiurare
“errori” arbitrali come quello di Padova. Quindi: prepariamoci a pagare dazio a una differenza di censo nei confronti dell’Australia ovale che pesa, come pesava allora. Quanto alle possibilità di concedere ai nostri avversari 9 calci piazzabili come avvenne a Firenze nel 2010, invece, siamo autorizzati a un coltivare e sano e per niente velleitario ottimismo. Essendo il comportamento della nostra Nazionale ovale andato, nel tempo, sempre più migliorando nel delicato comparto della disciplina in campo. In conclusione: non aspettiamoci direzioni di gara particolarmente friendly, ma è sicuro che  30 punti non li prenderemo. Anche perché, nel frattempo, siamo (molto) migliorati nell’ organizzazione e nell’efficacia difensiva. Anche grazie a Jaques Brunel, che nel campo della distribuzione dei giocatori è un’autorità di livello mondiale. E si vede.
Giorgio Sbrocco 

 

 

 


 

Facci sapere la tua opinione!
commenta

Aggiungi Commento

  Country flag

biuquote
  • Commento
  • Anteprima
Loading

Rugby Ball