20
novembre


Fratelli d’Italia, Figli del Top Ten - By Maurizio Vancini

Gli Azzurri dell’Olimpico , pur fornendo un’ora di grande spettacolo, non sono riusciti a far meglio di quelli di San Siro, che 3 anni fa misero all’angolo la Nuova Zelanda fino all’ultimo secondo del match.

Buona parte delle stelle di Milano formano ancora la colonna vertebrale della squadra, quella nata nel decennio  del campionato nazionale Super 10 che a parere di molti è risultato essere il più completo della storia dell’Italrugby. Avventura chiusa nel 2009 con la partecipazione alla lega celtica di due nostre rappresentative : Benetton e Aironi , quest’ultimi oggi mutati zoo tecnicamente in Zebre.

Paradossale la differenza di audience che la Nazionale raccoglie rispetto alle sparute presenze sui campi di serie A ed Eccellenza. Si  passa da stadi di portata calcistica esauriti, a campi dove pochi parenti e amici si poggiano alle staccionate per incontri che un triennio fa vedevano squadre impegnate in vere e proprie battaglie punto a punto,  tra compagini che ora non raccolgono più atleti d’interesse internazionale.

Eccezion fatta per le apparizioni dell’ “Italia “, oggi solo al Monigo di Treviso o nel Granducato si possono godere  spettacoli rugbystici di alto livello, quando in più parti della penisola si potevano ammirare competitività e bel gioco. Da L’Aquila a Catania, passando per i tanti derby veneti,  di Parma o di Roma, oppure su campi caldi come Calvisano o Viadana, i palcoscenici erano calcati da tutte le Star di oggi. Si doveva passar di lì, placcando e ingaggiando mischie, divertendo migliaia di appassionati.

Castro, Parisse, il Barone Lo Cicero, Canale e i fratelli Bergamasco , insomma tutti, proprio tutti i big hanno giocato in Super 10.

L’aver ceduto nell’ultimo quarto d’ora capitolino ai Campioni del Mondo potrebbe essere interpretato come un processo d’invecchiamento naturale da parte dei nostri campionissimi, ma dobbiamo riconoscere che anche il nuovo avanza : Cittadini, Sgarbi, Furno e Venditti sono ufficialmente garanzia di continuità.

C’è un’età e un tempo  per ogni cosa, lo dimostra la voce della soprano Ricciarelli che sabato ha steccato l’inno di Mameli ; nella patria della lirica il Rugby nato oltre Manica è sempre stato uno sport ammirato per essere  all’avanguardia nelle sue evoluzioni migliorative: il nuovo che avanza dovrà fare i conti col passato  e le nuove realtà essere capaci di cantare la nostra canzone per tutti gli 80 minuti.

 

By Maurizio Vancini

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