17
novembre


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ITA - NZ - Le montagne da scalare di Jaques Brunel. By Giorgio Sbrocco

Manca meno di un'ora all'inizio della sfida dell'anno. Nell'attesa di vedere di persona come "andrà a finire" il confronto con i primi della classe, tornano alla mente le parole del tecnico transalpino pronunciate alla viglia del match. Ha scelto una metafora alpinistica Jaques Brunel per parlare degli All Blacks che gli Azzurri sfideranno domani all’Olimpico di Roma davanti a oltre 70 mila appassionati. “Loro sono l’Everest – ha dichiarato – e noi dovremo essere alpinisti coraggiosi e determinati”. Sottinteso: per scalarlo. “Se si ha paura del freddo, della neve, dell’altitudine, conviene restare sul Monte Bianco…” ha poi concluso. Dove, evidentemente, secondo lui: fa caldo, non nevica mai e l’altitudine non è particolare rilevante. Per uno originario del dipartimento francese del Gers, cuore dei Midi-Pyrénées,  e che perciò di montagne qualcosa dovrebbe caprine l’accostamento fra le due vette pare un tantino azzardato. E anche come proporzioni…Avesse detto che (noi Italia del rugby) rispetto ai Maestri in maglia nera campioni del mondo rischiamo di rimanere, quanto a vette da violare,  sul…cavalcavia dietro la stazione o sulle incantevoli colline del Chanti, forse avrebbe dato un’immagine più aderente all’effettivo rapporto di forze oggi esistente fra le due realtà. Realtà che, montagne più o meno inviolate a parte, sono e rimarranno lontanissime fra loro. A dirlo non sono (solo) i precedenti e i palmares. Ma la consistenza complessiva di un movimento, quello neozelandese, capace di “produrre” con disarmante regolarità giocatori di alto/altissimo livello. Con ciò (auto)alimentando un movimento di base (interno) che sostiene tre diversi livelli di competizione (Championship, Super Rugby e ITM cup, il vecchio Npc) e rifornisce  gran parte del mercato mondiale con giocatori capaci di fare la differenza in ogni angolo del pianeta. Noi, dopo Diego Dominguez, un’apertura non l’abbiamo “tirata fuori” neanche a pagarla. E un estremo dopo Paolo Vaccari… Quello della Nuova Zelanda è  anche il movimento che dal 1987 al 2011 è riuscito a… perdere tutti i Campionati Mondiali cui ha partecipato, nonostante il ruolo di eterno favorito e le quantità industriali di talento esibito sui campi di gioco. Salvo però dominare la scena, dall’alto di una superiorità raramente messa in discussione. Ma tornando a Brunel e alle sue immagini: che pensando agli All Blacks venga in mente l’immagine per definizione più statica al mondo (una montagna, appunto) è qualcosa di effettivamente poco chiaro e che andrebbe adeguatamente investigato. Molto più “normale” oltretutto, essendo i nostri avversari di domani  uomini provenienti da isole in mezzo all’Oceano, parrebbe affiancare gli Invincibili di coach Hansen a una tempesta perfetta. Per uscire vivi dalla quale, occorrerà, come minimo, aver approntato le giuste misure di auto protezione. Leggasi: difendere efficacemente dal primo all’ultimo minuto. La cosa, a ben vedere, che l’Italia del rugby sa fare meglio. L’unica, purtroppo. L'ultima volta, a San Siro, finì con gli AB a 20 e noi a 6, con una meta tecnica a nostro favore (scandalosamente) non concessa.  Buona scalata a tutti!

Giorgio Sbrocco

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