05
ottobre


Pro 12 – Assoluzioni “sulla fiducia” e palesi irregolarità accantonate preventivamente. È giusta la giustizia ovale? By Giorgio Sbrocco

La notizia non ha avuto l’onore delle prime pagine (ovali), ma l’assoluzione del tallonatore irlandese Varley è di quelle che fanno pensare (male) e riflettere. Cacciato dal campo (cartellino rosso) nel corso di Ospreys-Munster, la commissione di disciplina appositamente convocata dal board del Pro12 non ha ritenuto  di comminargli alcuna squalifica. Varley  ha perciò saldato (?) il conto con la giustizia sportiva con una bonaria e metaforica tirata di orecchie (non farlo più! Gli ha raccomandato in sostanza il presidente scozzese dell’organo giudicante) prima di tornare regolarmente in campo domani nel derby d’Irlanda contro Leinster. Sono (anche) queste le cose che fanno pensare (male) e riflettere. Soprattutto perché, accanto alla sbrigativa e totale assoluzione del tallonatore di riserva di Munster, un altro fatto (segnalatoci da alcuni attenti tifosi della Benetton Treviso) è passato (disciplinarmente parlando) nel più assoluto silenzio nonostante (ci sono le immagini televisive a fare da inoppugnabile pezza d’appoggio) materia per scomodare codici e generare sentenze parrebbe essercene in abbondanza.

I fatti: Treviso, stadio di Monigo, 29 settembre, partita Benetton – Scarlets, 36’ di gioco. Burton si inventa un abbozzo di contrattacco a cavallo della linea mediana, chiama ed esegue (non perfettamente in verità) un incrocio con Benvenuti il quale, nonostante la precarietà della presa, riesce a evitare di commettere in avanti girandosi spalle all’avversario  e consente alla palla di arrivare nelle mani di Sgarbi. Il quale, poi, la perde sul contatto e consente a Fenby (controllo lungo linea di piede fino all’area di meta) di marcare la seconda meta personale della serata. Mentre Sgarbi a aveva già la palla in mano, il tallonatore gallese Rees caricava violentemente Benvenuti ancora di spalle (che la palla non l’aveva più fra le mani da un pezzo). Commettendo il più classico (e vile) dei falli di antigioco. L’arbitro e i suoi collaboratori  (probabilmente coperti e impossibilitati a rilevare l’accaduto) ritenevano di non prendere alcun provvedimento. Meta convalidata e Scarlets  che si portano sul 20-3. Blande le proteste dei 4mila sugli spalti di Monigo. Il rugby ha però, da tempo, una sua struttura di supporto che diventa preziosa proprio in circostanze simili. Un arbitro comandato  che, dalla tribuna, osserva e (se del caso) coglie situazioni che possono essere sfuggite ai colleghi in campo. Nella partita di Treviso questo ruolo era  affidato all’italiano Maurizio Vancini (fra le altre cose valente collaboratore di questo sito). La cui segnalazione (che riteniamo sia avvenuta, vista l’enormità della cosa e la gravità del fallo commesso) evidentemente, non è stata ritenuta meritevole di attenzione dall’autorità che all’interno della struttura tecnica del Pro 12 funziona come una sorta di “filtro preventivo”. Una sorta di ufficio d’istruzione parallelo del quale (colpevolmente) ignoravamo l’esistenza. Ne è responsabile, se non andiamo errati, un gallese (Jon Davis?) il quale deve aver ritenuto (visionato il filmato? Difficile crederlo) che nel comportamento di Rees non ricorrevano gli estremi per il cartellino rosso. E quindi che non fosse il caso di aprire alcuna istruttoria a suo carico. Dal CNAr: nessuna conferma e nessun commento ufficiale. Restano però i fatti: prima un rosso “fine a se stesso” a un giocatore espulso nel corso della partita, poi l’insabbiamento preventivo  di una situazione di conclamata illegalità…A pensar male si fa (davvero) peccato? Gli anglosassoni! E i celti per estensione. Bella roba.  È vero che il rugby l’hanno inventato loro e che ne sono, in Europa, i depositari del verbo tecnico. Ma arrivare a considerare “cosa loro” anche l’amministrazione della giustizia…

Giorgio Sbrocco




Facci sapere la tua opinione!
commenta

Aggiungi Commento

  Country flag

biuquote
  • Commento
  • Anteprima
Loading

Rugby Ball