16
settembre


Pro 12 – Grande Treviso contro il Leinster delle stelle. Decide un drop di Sexton a un niente dalla fine. By Giorgio Sbrocco


 

BENETTON – LEINSTER 18-19 (pt 8-3)

MARCATORI: 14' cp Di Bernardo.; 22' mnt Barbieri; 30' cp Sexton,  45' m. O'Driscoll tr. Sexton; 17' cp Sexton , 26' cp Burton, 74' cp Sexton, 78' m. Semenzato tr. Burton; 79' dr. Sexton  

BENETTON TREVISO: McLean; Gori, Benvenuti, Sgarbi, Nitoglia (st 29' Semenzato); Di Bernardo, Botes (st 15' Burton); Barbieri (st 20' Filippucci), Zanni, Favaro (st 34' Budd); Van Zyl (pt 25' Bernabò), Minto; Fernandez-Rouyet (st 15' Cittadini), Ghiraldini (st 20' Sbaraglini), De Marchi (st 15' Rizzo). All. Smith.

LEINSTER: Madigan (st 8' Nacewa); Conway, O'Driscoll, McFadden, Carr; Sexton, Reddan (st 26' Cooney); Heaslip, Jennings, McLaughlin; Toner, Browne (st 24' Cullen); Ross (st 24' Hagan), Strauss (st 24' Cronin), Van der Merwe (st 20' Healy). A disp.: Murphy, Reid. All. Schmidt.

ARBITRO: Davies (Galles)

A meno di 60” dalla fine un drop assassino di Sexton (da una distanza che solo i campioni veri hanno il coraggio di praticare) ha portato via alla Benetton una vittoria che profumava di impresa storica, ha gelato i 5mila accorsi sugli spalti ad applaudire i ragazzi di Smith (22 italiani!) e ha chiuso la contabilità di un match a tratti entusiasmante con un 4 punti a 1 per gli ospiti. Peccato! Perché Treviso aveva ampiamente dimostrato di valere i dublinesi, perché loro (stavolta) erano sbarcati in Veneto con il meglio delle truppe a loro disposizione, perché la meta di Semenzato (nella foto di Elena Barbini) a 2’ dalla fine aveva tutte le caratteristiche della pietra tombale sul mach, perché all’Irlanda (intesa come Nazionale al Sei Nazioni), quanto a drop all’ultimo secondo avevamo già dato. A Roma quella volta che O’Gara…Ma tant’è! Qualcuno dirà che è la dura legge dello sport, altri si diletteranno a sostenere che Treviso aveva in mano la partita e se l’è lasciata colpevolmente sfuggire di mano, qualcuno se la prenderà con i due errori dalla piazzola di Di Bernardo. Discussioni buone per un terzo tempo più o meno alcolico. Niente più.  Treviso ha affrontato la gara consapevole di avere di fronte uno squadrone (BOD migliore in campo a autore della meta che, a conti fatti, ha deciso l’incontro) e ha messo in pratica alla lettera le indicazioni tattiche del suo coach sudafricano. Ne è uscita una contesa dai toni agonistici sempre elevati, di un rigore tattico ammirevole e di una pulizia tecnica che raramente capita di vedere anche sui campi della Celtic league. Onore a Treviso e al suo cuore, all’atteggiamento indomito e coraggioso che hanno confermato la bontà del lavoro svolto e la qualità dei singoli. Un patrimonio del rugby italiano costruito con fatica e competenza che merita di essere, prima di tutto, preservato e rispettato. E da cui tutti, a cominciare dalla Nazionale, avranno qualcosa da guadagnare.
Giorgio Sbrocco

 

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