10
settembre


Elezioni Fir - Serve un presidente con (solida) maggioranza al seguito. By Giorgio Sbrocco

Manca davvero poco al fatidico 15 settembre, giorno in cui le urne del rugby diranno chi, fra Gianni Amore, Alfredo Gavazzi e Amerino Zatta, sostituirà Giacarlo Dondi  alla guida della Federazione Italiana Rugby.
Con il presidente saranno eletti sette consiglieri, un rappresentante dei tecnici e due degli atleti. Comunque vada la consultazione e qualunque sia il responso delle urne, vi è comunque un aspetto della questione che merita un approfondimento  perché rischia di  costituire l'unica componente di assoluta, novità rispetto al passato.
Due i fattori concorrenti che promettono di generarla:
·         la riduzione da 20 a 10 del numero dei membri del Consiglio federale imposta dal nuovo statuto approvato recentemente dal Coni da un lato;
·         la mancanza di “listini” più o meno bloccati ma quantomeno visibili e noti all'intero corpo elettorale dall'altro.
Sulla prima “variante” c'è poco, anzi niente, da dire trattandosi di procedura deliberata e accettata e quindi già esecutiva.
Sul secondo corno del problema invece, qualcosa da dire c'è: se le (tante) previsioni della vigilia dovessero trovare puntale conferma, il consiglio federale eletto potrebbe essere, nella sua variegata composizione, poco o punto governabile. Al suo interno troverebbero infatti posto i rappresentanti di due o più delle “fazioni” schierate dietro le tre candidature alla presidenza. Essendo il totale dei seggi a disposizione molto limitato (10), non è difficile immaginare cosa potrebbe accadere ogni qualvolta il consiglio così composto fosse chiamato a esprimersi a maggioranza su una delibera: un CF modello parlamento italiano, con maggioranze e minoranze “elastiche” capaci di formarsi e disfacersi a seconda del tema trattato o degli interessi di parte o di bottega.
L'uscente presidente Dondi ha guidato il rugby italiano negli ultimi 16 anni disponendo, all'interno della compagine di governo, di maggioranze (spesso) più che bulgare, Nordcoreane, di fatto.
Una tale situazione, se da un lato può prestarsi a derive plebiscitarie poco commendevoli in linea di principio, dall'altro rappresenta la condizione ideale per chiunque voglia provare a realizzare un proprio progetto.
Farlo, o anche solo provarci, sapendo a priori che tutto, ma proprio tutto, dovrà essere il risultato di una continua e minuziosa opera di mediazione fra le parti...autorizza a ritenere che ci si troverà di fronte a un'operazione ai limiti dell'impossibile.
Che Gavazzi vinca o che a farlo sia Zatta (tutte le proiezioni dicono che sono loro i due candidati favoriti), per poter cominciare a lavorare con un minimo di serenità, sarà bene che possa  controllare almeno 6 componenti del CF, meglio 7. Ma se la “maggioranza” dovesse  fermarsi  a cinque... allora .. cercasi un Monti ovale disperatamente!
E per il rugby italiano sarà un brutto ricominciare.
Giorgio Sbrocco

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