27
giugno


Elezioni Fir – A Parma l'uscente Dondi presenta e sostiene Alfredo Gavazzi nella corsa alla presidenza. By Giorgio Sbrocco

Ci sarà un bresciano alla guida del rugby italiano dopo il compianto prof.
Aldo Invernici? Nel pomeriggio, presso l'Hotel Ducale di Moletolo (Parma) il presidente Fir uscente Giancarlo Dondi (“Ci sono troppe cose che non sono più disposto a tollerare, perciò esco di scena” ha dichiarato commentando la sua volontà di non ricandidarsi) ha presentato il candidato Alfredo Gavazzi, consigliere federale di lungo corso (è stato tesoriere vice presidente vicario), bresciano come Invernici, imprenditore di successo e fondatore del Calvisano campione d'Italia. “Si tratta di una candidatura nella quale credo fermamente – ha dichiarato Dondi – e che in caso di successo garantirà credibilità e linearità nelle direzioni di marcia del rugby italiano”. La presenza di Dondi al fianco di Gavazzi e dell'avvocato livornese Nino Saccà, vice presidente Fir, fotografa la linea di condotta che il presidente uscente (membro dell'esecutivo Irb) intende adottare in vista della prossima tornata elettorale (pare si voterà a settembre o dopo il Sei Nazioni 2013). Il prestigio personale e le (ampie) quote di consenso sul territorio riconducibili a Dondi sono da considerarsi, da oggi, virtualmente “traslocate” in capo al candidato Gavazzi. In forza di un procedimento che appare politicamente credibile e probabilmente vincente. Di tanta credibilità ci sarà comunque bisogno per contrastare e battere la cordata made in Benetton, scesa in campo recentemente, che si propone di compattare, dietro a un candidato di alto profilo (Zatta, Biagini?), un  “partito”capace di sovvertire un risultato che sembrava scontato. Il fronte del Veneto (la regione guida dfle rugby italiano che non ha mai espresso un presidente federale), che si sgretolò (Treviso e Rovigo da una parte, Padova dall'altra) nel 1984 ai tempi della successione a Invernici (vinse Maurizio Mondelli dopo la “strana” squalifica del rodigino Giancarlo Checchinato, sostituito dal trevigiano Manavello), sembra sul punto di presentarsi, stavolta compatto, alle urne. In uno scenario, però, radicalmente diverso rispetto al lontano precedente storico: la Nazionale oggi è nel Sei Nazioni, San Siro e L'Olimpico fanno il tutto esaurito per gli Azzurri di Sergio Parisse, due squadre professionistiche (Benetton e Zebre, eredi degli Aironi)  disputano la Celtic Pro12 e, soprattutto,  nelle casse federali girano poco meno di 40 milioni di euro l'anno (in gran parte collegati all'attività internazionale e diritti ad esse collegati), che fanno della Fir la seconda federazione più ricca dello sport italiano. Nel presentarsi alla stampa Alfredo Gavazzi si è detto “Onorato e felice che la corsa alla presidenza federale sia cominciata con la discesa in campo di altri illustri competitori”. Quanto al programma: “Continuità con il lavoro svolto da Giancarlo Dondi, centralità dei club, crescita equlibrata di tutte le componenti del movimento, a cominciare da tecnici e arbitri”. La battaglia è appena cominciata. E per restare nelle metafore care al rugby. Pare che nessuno dei due schieramenti sia intenzionato a “fare prigionieri”. Leggasi: nessuno accordo sotterraneo nei giorni e nelle ore precedenti il voto. Il solo aspetto anacronistico è l'importo delle spettanze dovuto al futuro presidente. Secondo quanto indicato dal segretario del Coni Pagnozzi in due circostanziate comunicazioni scritte (l'ultima del 28 febbraio), infatti, esso non potrà superare i 31mila euro annui. Un importo chiaramente inadeguato per chi sarà chiamato a gestire e a guidare una macchina tanto complessa e bisognosa di attenzioni. Giancarlo Dondi ha però assicurato che “si tratta solo di indirizzi di massima”.
Giorgio Sbrocco

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