Huw Richards , columnist inglese di buona fama, che scrive abitualmente per International Herald Tribune e Sunday Herald ha tracciato un interessante excursus storico delle esperienze del rugby alle Olimpiadi. Partendo dalla (maledetta) finale fra Usa (da allora campione olimpionico in carica) e Francia che si disputò a Parigi nell'edizione 1924 . Quella di “Momenti di gloria” e delle gesta di Eric Liddell, oro sulle 400 yard e ala della Nazionale scozzese di rugby. L'edizione che segnò la cacciata della pallaovale dal programma a cinque cerchi, nonostante la disperata difesa che ne fece de Coubertin in persona, che del rugby era appassionato sostenitore (e apprezzato arbitro). Accadde, come racconta con dovizia di particolari Richards, che dopo il primo tempo chiuso sul 3-0 per gli americani (in campo con una squadra composta quasi esclusivamente da studenti di Stanford), questi riuscirono a conquistare la medaglia d'oro grazie a tre mete (17-3 lo score finale) segnate nella ripresa. Ma, soprattutto, grazie ad alcuni devastanti placcaggi eseguiti con tecniche chiaramente mutuate dal football. “Alla fine della partita – nota Richards – i francesi accettarono il verdetto del campo. Il pubblico sugli spalti no”. Nel corso dell'invasione di campo che ne seguì vennero assaliti una riserva della formazione Usa, due compagni intervenuti in suo soccorso. Il direttore di gara Albert Freethy “che da lì a pochi mesi sarebbe passato alla storia per essere stato il primo arbitro a decretare un'espulsione nel corso di un match internazionale (cacciò dal campo l'All Black Cyril Brownlie ), lasciò lo stadio sotto scorta della polizia prontamente intervenuta. La ricostruzione di Richards cita l'esperienza di Berlino 1936 quando il rugby (Fira) venne ammesso come disciplina sperimentale nel periodo in cui la Francia era fuori dal Cinque Nazioni. E racconta del veto posto dall'Irb alla disputa di un torneo di rugby a Roma in occasione delle Olimpiadi del 1960. Un gradevole viaggio nella storia meno nota del rugby, che merita di essere conosciuto nei suoi tratti salienti e distintivi. Integrale su http://www.espnscrum.com/scrum/rugby/story/167592.htmlGiorgio Sbrocco