13
agosto


Olimpiadi – Il coro maschile del London Welsh Rugby Club alla cerimonia di chiusura dei Giochi. By Giorgio Sbrocco

Sono state le voci del coro maschile del London Welsh Rugby Club a eseguire  l’inno Olimpico nel corso della cerimonia di chiusura dei Giochi di Londra 2012 . L’esecuzione ha accompagnato le operazioni di ammaina bandiera  del simbolo a cinque cerchi che è passato dalle mani del sindaco della capitale inglese a quielle del presidente del Cio Rogge e da questi a quelle di Eduardo Paes, prim cittadino di Rio de Janeiro, la città designata a essere la sede olimpica dell’edizione numero XXXI dei Giochi. Il 2016 sarà per il Rugby (nella sua versione a sette giocatori) l’anno del ritorno nell’ambito delle discipline olimpiche.  Il London Welsh Male Voice Choir, diretto da Edward  Rhys Harris è uno dei complessi vocali più noti del Regno Unito. Fondato nel 1902 e ricostituito dopo la seconda guerra mondiale nel 1962, è una presenza abituale a tutte le partite internazionali che Nazionale del Galles di rugby disputa al Millenium Stadium di Cardiff e ha accompagnato il XV dei Dragoni in alcune importanti trasferte in Francia in occasione del Sei Nazioni. Nell’agosto 2007, in occasione dell’apertura del nuovo stadio di Wembley, il coro degli Exiles gallesi si è esibito prima della finale di Rugby XIII.Giorgio Sbrocco

27
luglio


Olimpiadi – Quella maledetta finale Usa-Francia del 1924 e la cacciata del rugby da Olimpia. By Giorgio Sbrocco

Huw Richards , columnist inglese di buona fama, che scrive abitualmente per International Herald Tribune e Sunday Herald  ha tracciato un interessante excursus storico delle esperienze del rugby alle Olimpiadi. Partendo dalla (maledetta) finale fra Usa (da allora campione olimpionico in carica) e Francia che si disputò a Parigi nell'edizione 1924 . Quella di “Momenti di gloria” e delle gesta di Eric Liddell, oro sulle 400 yard e ala della Nazionale scozzese di rugby. L'edizione che segnò la cacciata della pallaovale dal programma a cinque cerchi, nonostante la disperata difesa che ne fece de Coubertin in persona, che del rugby era appassionato sostenitore (e apprezzato arbitro). Accadde, come racconta con dovizia di particolari Richards, che dopo il primo tempo chiuso sul 3-0 per gli americani (in campo con una squadra composta quasi esclusivamente da studenti di Stanford), questi riuscirono a conquistare la medaglia d'oro grazie a tre mete (17-3 lo score finale) segnate nella ripresa. Ma, soprattutto, grazie ad alcuni devastanti placcaggi eseguiti con tecniche chiaramente mutuate dal football. “Alla fine della partita – nota Richards – i francesi accettarono il verdetto del campo. Il pubblico sugli spalti no”. Nel corso dell'invasione di campo che ne seguì vennero assaliti una riserva della formazione Usa, due compagni intervenuti in suo soccorso. Il direttore di gara Albert Freethy “che da lì a pochi mesi sarebbe passato alla storia per essere stato il primo arbitro a decretare un'espulsione nel corso di un match internazionale (cacciò dal campo l'All Black Cyril Brownlie ), lasciò lo stadio sotto scorta della polizia prontamente intervenuta. La ricostruzione di Richards cita l'esperienza di Berlino 1936 quando il rugby (Fira) venne ammesso come disciplina sperimentale nel periodo in cui la Francia era fuori dal Cinque Nazioni. E racconta del veto posto dall'Irb alla disputa di un torneo di rugby  a Roma in occasione delle Olimpiadi del 1960. Un gradevole viaggio nella storia meno nota del rugby, che merita di essere conosciuto nei suoi tratti salienti e distintivi. Integrale su http://www.espnscrum.com/scrum/rugby/story/167592.htmlGiorgio Sbrocco

27
luglio


Olimpiadi – Vince su tutta la linea la (bella) campagna Edison a cinque cerchi. Ma Castro e il rugby…By Giorgio Sbrocco

Bravo Castro, geniale Edison!  Rispettivamente: impacciato protagonista e illuminato “autore” della campagna pubblicitaria a tema olimpico più ricordata e apprezzata dal pubblico italiano, secondo i rilevamenti  condotti dall'Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione presieduto da Renato Mannheimer. E come tale premiata recentemente dalla trasmissione Special Games (Sky Tv). Giusto per infrescare la memoria dei meno attenti sulla fortunata produzione: tre sport di 60”, uno in ambiente acquatico (Nazionale italiana pallanuoto), uno in palestra (Farfalle, la Nazionale italiana di ginnastica ritmica, la parente povera della ginnastica “vera” secondo la Ferrari) e uno sotto rete in compagnia delle (bellissime) azzurre del volley. Presenza ricorrente: quella del pilone delle Tigri di Leicester e della Nazionale di Jaques Brunel (sponsorizzata Edison) Martin Castrogiovanni. Uno di quellio, come ricorda il saluto di chiusura: “…che alle Olimpiadi non ci potrà andare”. Lo stesso che, nell’ordine: rischia di annegare, di strozzarsi con i nastri colorati e trova finalmente la sua dimensione riponendo i palloni usati nell’apposita sacca a fine allenamento. Gran cosa la scienza (?) delle comunicazioni! Domanda numero 1: se al posto di Castro ci fosse stato Nibali, ne avrebbe guadagnato (in immagine, se non in nuovi tesserati) il ciclismo? Domanda numero 2: perché, essendo Castrogiovanni un pilone, dovrebbe trarne giovamento il rugby?Giorgio Sbrocco

26
luglio


Olimpiadi - Sir Clive Woodward, eroe dell’Inghilterra ovale, tedoforo a Camden. By Giorgio Sbrocco

Ultimo giorno di tour per la torcia olimpica di Londra 2012 che ieri si è fermata per la notte davanti alla Roundhouse di Camdem portata da un tedoforo d’eccezione: l’indimenticato condottiero dell’Inghilterra ovale campione del mondo 2003 in Australia, Sir Clive Woodward. Oggi la fiaccola compirà l’ultimo giro toccando alcuni fra i luoghi più significativi della capitale prima di accendere il tripode a cinque cerchi domani sera in diretta planetaria. Nel suo ultimo giro lungo le strade della capitale il simbolo di Olimpia percorrerà 32.7 miglia, toccando i nove storici London boroughs di Camden, Islington, City of London, Southwark, Lambeth, Wandsworth, Hammersmith and Fulham, Kensington and Chelsea and Westminster. Giorgio Sbrocco

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