Italia – Scozia 13-6 (pt 3-3)Marcatori: 10’ cp Bergamasco, 36’ Laidlaw, 44’ m. Venditti tr. Burton, 60’ cp Laidlaw, 77’ drop Burton
Roma - Il Cucchiaio del disonore prende la strada di Edimburgo, sospinto dal calore dei 72 mila dell’Olimpico e dalla superiorità di una Nazionale italiana che, nell’occasione, ha riproposto molti dei suoi “antichi” mali, trovando però, per sua fortuna, a contrastarla una Scozia davvero povera di idee e di soluzioni. Così va il mondo. Anche quello ovale. Una squadra, quella del ct Gatland, capace di oltre 800 passaggi e sole quattro mete segnate nei quattro turni che hanno preceduto la sconfitta romana, difficilmente, secondo logica, avrebbe potuto non perdere nella giornata in cui il pallone lo hanno sempre avuto gli avversari. Ma la capacità di utilizzare al meglio tanto ben di Dio non era e non è nelle corde dell’Italia. Si sono così dovuti aspettare il minuto 77’ e il drop di Burton per scacciare (definitivamente) lo spettro di un possibile mortale sorpasso. E per dare libero sfogo a una gioia per troppo tempo repressa che oggi premia, se non il valore assoluto di una squadra che poco ha brillato quanto a qualità di gioco espresso ma che tanto ha dimostrato di sapere soffrire. Apparsa finalmente, anche nel piano di gioco attuato sul verde dello stadio romano, coerente con i mezzi e le risorse a sua disposizione. Che non erano e non sono elevatissimi ma che oggi sono stati sufficienti per battere una Scozia in versione “poca roba” e per riassaporare il gusto infinitamente dolce della vittoria.
Il primo tempo (chiuso in pareggio e in superiorità numerica per il giallo a De Luca al 38’) è stata l’immagine purtroppo fedele delle (enormi) difficoltà dell’Italia nel “fare qualcosa di efficace con la palla in mano”. Antico e mai risolto problema di una squadra che non possiede individualità capaci di trasformare in avanzamenti mortiferi e produttivi, possessi e occupazione di territorio a volte davvero notevoli. Ad aggravare le cose, nei primi 40’, i due errori di Bergamasco dalla piazzola e il drop mancato di Burton. Per il resto: tanta buona volontà, schieramenti (molto) profondi per portare la palla lontano dalle zone di impatto (bene un paio di volte da destra a sinistra ma poi, quando si libera il giocatore più esterno sul filo della linea del vantaggio, occorrono spunti e picchi di velocità che, oggi, Masi, Bergamasco e Canale non possiedono) e grande prova di Barbieri e Zanni. Nelle fasi statiche, fatta la tara a un paio di “pasticci” per parte in fase di lancio e archiviato alla voce “errore di percorso” l’asfaltata rimediata dalla mischia azzurra in occasione del pareggio della Scozia, restano la sostanziale superiorità dell’assetto azzurro in chiusa, la buona prova aerea di Bortolami, Zanni e Parisse, ma anche (30’) l’orrore di un drive avanzante sprecato (in avanti) per un banale ma a questi livelli gravissimo errore di comunicazione.
In avvio di secondo tempo, in 15 contro 14, l’Italia trova la meta al minuto 44. La firma Venditti, che trova l’angolo giusto a ridosso della linea bianca per fiondarsi in mezzo ai pali eludendo l’intervento disperato dell’estremo Hoggs in colpevole anticipo di copertura. Burton trasforma e il tabellone disegna un 10-3 che profuma di trionfo. La fortuna aiuta gli Azzurri un minuto dopo, quando Laidlaw sbaglia il piazzato del possibile riavvicinamento (fallo di Castrogiovanni). Al 56’ Hamilton viene punito (pesantemente) da Rowland per un ingresso illegale (da conquista in rimessa laterale) in un raggruppamento, tanto evidente quanto inutile. Per l’Italia, per la seconda volta in superiorità numerica, potrebbe essere l’inizio di un finale travolgente. Ma al 60’ (diverso il fallo in rimessa laterale ma ugualmente stupido) Zanni si fa cacciare e Laidlaw centra i pali per il – 4 scozzese che riapre la partita. Panchine in campo (ovazione per Ongaro che lascia il palcoscenico internazionale dopo 80 test) . Al 62’ l’Italia spreca un altro drive avanzante e due minuti dopo Canale perde palla a contatto. Pessimi segnali. E infatti: al 60’ (professionale su punto di impatto dentro i nostri 22) Zanni si fa cacciare per 10’ e Laidlaw centra i pali per il – 4 scozzese che riapre la partita. L’ultimo quarto è caos allo stato puro e adrenalina a barili. Di rugby di quello buono se ne vede poco (in verità nulla) machisene…Botes entra per fare il mediano ma si fa subito male, al suo posto Toniolatti che terà la posizione fino alla fine. La Scozia (grazie) commette nefandezze inenarrabili in rimessa laterale, subisce due contro ruck nel giro di un paio di minuti, tenta disperatamente di far prendere aria al pallone ma non ottiene nulla. Fino a che, a 180” dal fischio finale, Burton prende il coraggio a due mani e spara fra i pali la palla del 13-6. Il tempo per pareggiare c’è. Anzi, ci sarebbe. Solo che la Scozia, questa Scozia, di pallottole da sparare non ne ha più. Finisce con gli Highlanders in fuori gioco da frustrazione. Calcio per l’Italia, palla in tribuna e che la festa cominci! Di dove andrà questa Nazionale e di cosa potrà fare nell’immediato futuro e in tempi anche più lunghi si comincerà a parlare domani. Meglio: lunedì.
Giorgio Sbrocco, giornalista sportivo.