03
dicembre


Sud Africa – Contestato il sistema delle quote nel rugby. By Giorgio Sbrocco

Chiamasi boomerang. Non il mitico attrezzo di caccia degli aborigeni australiani. Bensì l’azione di chi punta a ottenere qualcosa di buono ribadendo un sacrosanto principio ma il risultato è un altro. Roba del genere: eterogenesi dei fini. Nel Sud Africa libero del post apartheid le regole dettate dalla federazione rugby impongono che, in Vodacom Cup, almeno 7 giocatori di colore siano schierati tra i 22 convocati per le partite, che 5 di essi siano titolari nel XV di partenza e che almeno due giochino in mischia. AfriForum , associazione (di ispirazione e maggioranza bianca che oggi nella home page del suo sito annuncia di aver preso in carico il caso di un farmer del distretto di Howick minacciato da vicini neri che più volte ne hanno violato la proprietà e minacciato di morte la moglie) che si occupa di diritti civili ha sollevato il caso parlando apertamente di diritti violati. Che in effetti, a ben vedere, e volendo per forza di cose tralasciare gli aspetti contingenti della situazione sudafricana, violati sono davvero. Come sempre accade quando ci si muove secondo sistemi “pro quota”. Nel nostro piccolo e, per fortuna, con molto meno orrore morale alle spalle, accade la stessa cosa in alto Adige. Dove posti di lavoro nella pubblica amministrazione che per legge (delle quote) spettano a italiani di lingua tedesca restano scoperti per la banalissima ragione che di italiani di lingua tedesca disposti a fare l’operatore ecologico non se ne trovano. Se il Sud Africa, inteso come comunità civile e classe politica, ha ritenuto che la via delle quote fosse la strada giusta da percorrere nessuno ha il diritto di contestarne la validità. Fuori dai confini. Dentro, in effetti, è un altro discorso. Seguiremo gli sviluppi della campagna di AfriForum. Il testo integrale dell'esposto di AfriForum su https://www.afriforum.co.za/quotas-rugby-saru-violates-irb-rules-says-afriforum/ Giorgio Sbrocco

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